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martedì 2 maggio 2017

L'arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita

L’arte di essere fragili è il quarto libro di Alessandro D’Avenia, già autore di romanzi di grande successo a cominciare da Bianca come il latte rossa come il sangue (l’esordio del 2010, oltre un milione di copie vendute e tante traduzioni all’estero), Cose che nessuno sa (2011) e Ciò che inferno non è (2014, apertamente ispirato alla figura di un insegnante di cui D’Avenia era stato allievo ai tempi del liceo a Palermo, ossia don Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia nel ’93).
Chi è D’Avenia? Nato nel 1977, Alessandro D’Avenia è prima di tutto un professore: insegna lettere (italiano, latino, greco) in un liceo milanese. A questo lavoro affianca oramai stabilmente la fortunata attività di scrittore di libri ma anche nei giornali (La Stampa, Avvenire, Repubblica) e sul suo seguitissimo blog, Profduepuntozero.
Prima di darsi ai romanzi, D’Avenia ha studiato anche sceneggiatura, e infatti il copione del film Bianca come il latte è opera sua.
 Il motivo per cui D’Avenia è letteralmente adorato dal pubblico (oltre che dai suoi allievi a scuola) va cercato nella capacità di coinvolgimento. Come se i suoi libri non solo s’indirizzassero direttamente al lettore ma mostrassero anche di conoscerlo personalmente, di sapere cosa si aspetta dalla lettura, e quindi anticiparlo. In questo caso, il prof. D’Avenia raggiunge l’obiettivo in maniera singolare ma quanto efficace: tirando in ballo un immenso poeta italiano, oggetto di tante lezioni a scuola, Giacomo Leopardi.
 In L’Arte di essere fragili D’Avenia mette in scena un dialogo immaginario tra se stesso e Leopardi, e in questo modo esplora gli ambiti più intimi (e complicati) dell’esistenza umana.

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